L’entroterra della Sardegna è altrettanto affascinante e ricco di meraviglie come la sua costa. Immersa nella selvaggia Barbagia, la cittadina di Mamoiada incanta per le sue particolari tradizioni. La località è nota per le celebri maschere dei Mamuthones e degli Issohadores, oltre a presentarsi come un piccolo borgo autentico e poco turistico.
Arrivare qui significa perdersi in boschi verdeggianti, prati per i pascoli e distese di vigneti da cui si producono vini storici. Il Cannonau sardo trova a Mamoiada una delle sue più prospere culle. Passeggiare in paese e fermarsi a bere un calice di questo avvolgente vino rosso.
Il borgo è una meta perfetta per chi è curioso di scoprire le tradizioni autentiche, il folklore e la Sardegna “vera”. A circa 16 km di distanza Nuoro è un’altra tappa da non perdere, così come Orgosolo, famoso per i murales. Inoltre, nei dintorni di Mamoiada si può soddisfare il desiderio di trekking e di attività all’aria aperta. Camminando nella natura selvaggia della zona, i sentieri dei pastori, i boschi e le colline granitiche e gli antichi rifugi (pinnettos) sono una meraviglia per gli occhi e per lo spirito.

Il borgo è associato innanzitutto al Carnevale, che qui assume un carattere davvero unico. Il Carnevale di Mamoiada, infatti, è uno dei più antichi, misteriosi e suggestivi d’Europa. Non è una festa “colorata e caotica”: qui tutto è rituale, simbolo e tradizione millenaria. I protagonisti sono i Mamuthones, figure con maschere nere intagliate in legno che presentano marcati tratti del volto. La loro peculiarità risiede anche negli abiti indossati: pelli ovine con trenta chili di campanacci. Il loro passo è cadenzato, come un balletto rituale, che genera suoni assordanti. Essi sono accompagnati dagli Issohadores vestiti di bianco e rosso, con una maschera chiara e una corda (soha) per “catturare” le persone tra la folla. È considerato un gesto di buon auspicio.
Il 16 gennaio di ogni anno avviene la prima ‘uscita’ delle maschere per il paese. L’occasione è la festa dell’accensione dei fuochi di sant’Antonio abate che segn l’inizio del carnevale. I rioni del borgo si illuminano e si animano con i falò accesi, simbolo di riti propiziatori.
Passeggiando per il borgo, merita una tappa la Chiesa di Nostra Signora di Loreto, con la sua cupola particolare (pianta circolare) e affreschi interni. Il centro storico ha una atmosfera accogliente, con le sue case antiche dai dettagli gotico-aragonesi e gli scorci silenziosi e fotografici.
Poco fuori Mamoiada, il santuario campestre dedicato al culto bizantino per i santi Cosma e Damiano è una tappa suggestiva. Se si è alla ricerca di archeologia e misteri, allora si deve ammirare la Stele di Boeli (Sa Perda Pintà) una misteriosa “pietra incisa” preistorica decorata con simboli e cerchi concentrici, collegata a culti antichi.
Il vitigno Cannonau è un simbolo della Sardegna e in questo territorio della Barbagia affonda le sue radici. A Mamoiada è possibile gustare questo rosso in diverse cantine aartigianali e spazi degustazione sparsi nella zona. I climi caldi e secchi della regione sono perfetti per la crescita di questo vitigno, coltivato soprattutto ad alberello e con potature basse.
Il vino è riconoscibile per il suo colore rosso rubino intenso, il suo profumo di frutti rossi, spezie, macchia mediterranea e il suo gusto caldo, corposo, leggermente tannico. Spesso ha una gradazione abbastanza alta.
Il Cannonau è spesso citato negli studi sulle “zone blu” della Sardegna (aree con alta longevità) e contiene molti polifenoli (antiossidanti naturali).
Questo vino rosso sardo funziona benissimo con piatti tipici quali il porcetto arrosto, la carne alla brace, il pecorino stagionate, la selvaggina.
Laureata in Scienze Politiche, con master in Relazioni Internazionali, la mia passione è da sempre la geopolitica. Dopo un’esperienza lavorativa presso un’agenzia ONU, ho iniziato a dedicarmi alla scrittura per il web, spaziando nella redazione di articoli e approfondimenti.
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