C’è un momento preciso in cui capisci di essere arrivato a Negrar: è quando il profilo dei colli veronesi si apre e i filari di viti sembrano disegnare il paesaggio con una precisione geometrica. Ma nel 2026, Negrar non è più solo la “capitale” del vino della Valpolicella; è diventata una destinazione culturale di primo livello grazie a scoperte archeologiche che hanno fatto il giro del mondo.
Se stai cercando una fuga che unisca il piacere del palato alla meraviglia della storia, ecco come vivere Negrar evitando i percorsi più scontati.

Crediti delle foto: Adert – Opera propria
La storia della Villa Romana di Negrar è un caso unico di tenacia archeologica. Nonostante i primi indizi della sua esistenza fossero emersi già nel 1881, il sito è rimasto “custodito” dal fango e dalle radici delle viti per oltre un secolo, fino alla clamorosa riscoperta avvenuta nell’estate del 2020. Gli scavi hanno riportato alla luce una dimora rurale di lusso del III secolo d.C., probabilmente appartenuta a un facoltoso latifondista dell’epoca. Ciò che rende questo sito straordinario è la qualità dei pavimenti musivi: intrecci policromi e nodi di Salomone che sembrano essere stati posati ieri. La particolarità sta nel fatto che la Villa non è isolata, ma è parte integrante di quel paesaggio vitivinicolo che oggi chiamiamo Valpolicella, dimostrando che il legame tra questo territorio e la produzione agricola d’eccellenza affonda le radici in quasi duemila anni di storia.

Molti vengono a Negrar solo per le cantine, ma il modo migliore per “guadagnarsi” un bicchiere di Amarone è percorrere il Sentiero del Perlar.
A Negrar l’Amarone della Valpolicella è una religione, ma la vera chicca per intenditori è il Recioto, il vino dolce della tradizione da cui l’Amarone è nato per un “errore” fortunato di fermentazione. Se vuoi evitare le grandi tenute commerciali, spingiti verso le frazioni di Arbezzano o Torbe. Qui troverai piccole cantine familiari dove il produttore ti accoglie in cantina e ti spiega la differenza tra un affinamento in botte grande e in barrique.
Per un pasto che non sia la solita “trappola per turisti”, punta sulla semplicità della materia prima:
Se visiti il centro, evita le zone adiacenti all’ospedale (spesso congestionate). C’è un ampio parcheggio gratuito a pochi minuti a piedi dalla piazza principale. Se capiti a Negrar di sabato mattina, fai un giro tra i banchi del mercato locale. È il posto migliore per acquistare prodotti a km zero da portare a casa.
Sono Alessio Gabrielli, ho 28 anni. Laureato magistrale presso l'Università La Sapienza di Roma in Media, comunicazione digitale e giornalismo. Porto avanti le mie passioni ogni giorno scrivendo di ciò che mi piace.
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