Sospesa su una rupe di tufo che domina la Locride, Gerace appare come un miraggio di pietra dorata che sfida il tempo e la gravità. Definita storicamente come la “Città delle cento chiese”, questa perla incastonata nel Parco Nazionale dell’Aspromonte conserva un’anima verticale, dove il silenzio dei vicoli medievali si intreccia con il profumo del bergamotto e l’eco di una storia millenaria. Visitare Gerace significa immergersi in un palinsesto culturale dove l’eredità bizantina incontra il rigore normanno, il tutto incorniciato da un paesaggio collinare che digrada dolcemente verso lo Ionio.
L’identità del borgo non è però fatta solo di architettura; è nel legame indissolubile tra la terra e i suoi frutti che si comprende la vera essenza di questo luogo. Qui, la cultura del vino e le tradizioni gastronomiche non sono semplici corredi turistici, ma pilastri di una quotidianità che resiste alla fretta della modernità.

Camminare per Gerace significa confrontarsi con un’eleganza austera. Il cuore del borgo è un labirinto di piazze e palazzi nobiliari che si aprono improvvisamente su belvedere spettacolari. Dalle “Bombarde“, l’antico affaccio panoramico, lo sguardo spazia dalle vette aspromontane fino all’azzurro intenso del mare, offrendo una sintesi visiva di ciò che rende unica questa parte della Calabria: una terra di contrasti, aspra e accogliente al tempo stesso.
Questa dualità si riflette nella tavola. La vocazione del territorio è profondamente legata alla coltivazione della vite e dell’ulivo, che disegnano le geometrie delle colline circostanti. Il vino a Gerace è una questione di storia: ci si trova a pochi passi dalla zona di produzione del celebre Greco di Bianco, ma anche all’interno di una rete di piccoli produttori che custodiscono vitigni autoctoni capaci di esprimere la sapidità del mare e la forza della montagna. È un’enologia di nicchia, fatta di fatica e dedizione, che trova il suo palcoscenico naturale nelle cantine scavate direttamente nel tufo.
Entrare in contatto con il territorio richiede un ritmo lento. Una delle esperienze più autentiche consiste nel perdersi tra le botteghe artigiane del centro storico, dove la lavorazione della ceramica e la tessitura mantengono vivi saperi antichi. Ma è nell’incontro con i produttori locali che il racconto si fa più vivido. Partecipare a una degustazione in cantina nei dintorni di Gerace non è mai un atto formale; è spesso un dialogo con chi quel vino lo pensa e lo produce, circondati da botti che riposano in ambienti freschi e silenziosi.
Per chi ama l’aria aperta, le passeggiate tra i vigneti e gli uliveti secolari offrono una prospettiva inedita sul borgo. I sentieri che si snodano ai piedi della rupe permettono di osservare Gerace dal basso, apprezzandone l’imponenza difensiva. Durante queste escursioni, capita di imbattersi in piccole aziende agricole dove è possibile assaggiare l’olio extravergine locale o i formaggi della tradizione aspromontana, come il Caciocavallo di Ciminà, presidio di una biodiversità che qui è ancora norma e non eccezione.
La sosta in una delle trattorie del borgo è un passaggio fondamentale per comprendere il carattere locale. La cucina geracese è una cucina di sostanza e di memoria: i maccarruni al ferretto conditi con il sugo di capra o i piatti a base di melanzane e peperoni celebrano la generosità della terra. In estate, l’atmosfera si scalda con eventi a Gerace di respiro internazionale, come il festival d’arte di strada “Il Borgo Incantato”, che trasforma le piazze in un teatro a cielo aperto, unendo l’intrattenimento alla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche locali attraverso percorsi di degustazione dedicati.
Visitare Gerace non è un’esperienza che si esaurisce nel tempo di una passeggiata. È un luogo che richiede una sosta riflessiva, un momento di contemplazione davanti alla maestosità della Cattedrale normanna o un brindisi al tramonto con un bicchiere di vino locale. Si lascia il borgo con la sensazione di aver sfiorato un segreto ben custodito, un equilibrio perfetto tra pietra e natura, dove ogni sapore e ogni scorcio raccontano di una Calabria colta, orgogliosa e profondamente legata alle proprie radici. L’immagine delle chiese che svettano contro il cielo e il riverbero del sole sul tufo rimangono impressi come il ricordo di un viaggio che va ben oltre la semplice destinazione geografica.
Sono Alessio Gabrielli, ho 28 anni. Laureato magistrale presso l'Università La Sapienza di Roma in Media, comunicazione digitale e giornalismo. Porto avanti le mie passioni ogni giorno scrivendo di ciò che mi piace.
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