Se amate i viaggi che uniscono calici, paesaggi e incontri veri, questo è un momento interessante per guardare oltre le destinazioni più celebri. L’enoturismo italiano sta crescendo anche in territori meno battuti, dove il vino diventa un modo concreto per leggere il paesaggio, entrare nelle cantine e fermarsi nei borghi con più calma.

Per anni il turismo del vino in Italia ha avuto come riferimenti quasi obbligati Toscana, Piemonte e Veneto. Oggi la mappa si sta allargando in modo evidente. Sempre più viaggiatori scelgono aree meno note, attratti da un’offerta fatta di degustazioni, visite tra i filari, cucina del territorio e prezzi spesso più accessibili.
In queste nuove mete il punto forte non è soltanto la bottiglia, ma il contesto: paesaggi rurali ancora leggibili, piccoli centri, aziende che raccontano il lavoro quotidiano senza filtri. È qui che si inseriscono Molise, Basilicata, Calabria e Abruzzo interno, regioni che stanno costruendo un’identità turistica credibile proprio grazie al legame tra vino, accoglienza locale e autenticità dell’esperienza.

Il Molise è una delle sorprese più convincenti di questa fase. Tra le colline delle province di Campobasso e Isernia, l’enoturismo si sviluppa in una dimensione raccolta, spesso artigianale, dove il visitatore incontra direttamente chi produce. Il vitigno simbolo è la Tintilia, sempre più centrale nell’immagine regionale, capace di distinguere il territorio con un profilo netto e riconoscibile. Attorno al vino si muove un paesaggio di borghi, campagne e strade secondarie che invitano a un viaggio lento.
Le cantine familiari puntano su visite semplici ma curate, assaggi guidati, racconti di vendemmie e abbinamenti con la cucina locale. È un modello che funziona perché non promette spettacolo, ma contatto diretto, tranquillità e una sensazione di scoperta ancora rara nelle zone più frequentate.

In Basilicata il nome che guida l’interesse è quello dell’Aglianico del Vulture, vino strettamente legato ai terreni di origine vulcanica del nord regionale. Qui il paesaggio ha un peso reale nell’esperienza: altitudini importanti, suoli lavici, boschi e cantine storiche contribuiscono a definire un itinerario enologico molto riconoscibile. Le aziende hanno investito nell’accoglienza, proponendo percorsi che uniscono degustazioni, passeggiate nei vigneti e soste gastronomiche.
Un vantaggio concreto per la regione è il collegamento con Matera, che per molti turisti rappresenta la porta d’ingresso ideale. Dopo la visita ai Sassi, spostarsi verso il Vulture permette di completare il soggiorno con un’esperienza diversa ma coerente, fatta di vino, paesaggio e tradizioni agricole. È proprio questa continuità tra patrimonio culturale e produzione vitivinicola a rendere la Basilicata una meta sempre più interessante.

La Calabria sta rafforzando la propria presenza nel turismo del vino a partire da Cirò, dove il Gaglioppo resta il riferimento più noto. Il suo vantaggio è la varietà dei paesaggi: mare, colline e aree montane permettono itinerari dinamici, con cantine che aggiungono alle degustazioni visite ai vigneti e piatti della tradizione. Nell’Abruzzo interno, invece, il racconto passa dalle colline appenniniche e da una rete di produttori che valorizzano Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano d’Abruzzo in contesti meno affollati rispetto alla fascia costiera.
Qui il vino si intreccia con borghi, natura e ospitalità sobria, spesso molto diretta. In entrambe le regioni il successo nasce da esperienze complete, dove il visitatore trova non solo un assaggio, ma anche vigneti, cucina locale e relazioni autentiche. È questa la nuova geografia del vino italiano: più diffusa, meno ovvia e sempre più interessante proprio dove c’è meno folla.
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