Il vino italiano ha smesso di raccontarsi (ed è un problema)

Violetta Silvestri  | 02 Feb 2026
2570939907

Mentre il boom dell’enoturismo è qui per continuare secondo diverse statistiche, l’attrattiva sempre più forte per il vino inizia a mostrare alcuni punti critici. Proprio la crescita di interesse verso l’affascinante mondo agricolo-gastronomico, nel quale l’Italia domina la scena internazionale, sta richiamando l’attenzione degli addetti ai lavori su un aspetto.

Il racconto del vino è davvero coinvolgente, chiaro, comprensibile per la variegata platea di appassionati? Quanto c’è di autentico ed emozionale nella narrazione proposta dagli esperti ai degustatori, spesso semplici curiosi alla ricerca di nuove esperienze? Poco, è stata la sintetica risposta di uno studio eseguito in Cina e giunto fino a noi.

Se da una parte non è così agevole paragonare l’approccio al vino in contintenti diversi, soprattutto se si parla di nazioni orientali lontane dalla tradizione vinicola nostrana, dall’altra la diffusione così ampia dell’interesse per degustazioni, storie di illustri cantine e scoperte di percorsi enogastronomici impone una riflessione.

Riassumendo, stando a quanto analizzato dagli studiosi cinesi, soltanto avvicinando il mondo del vino a parole, esperienze, emozioni semplici e riconoscibili si può soddisfare quel desiderio e quella curiosità di partecipare a eventi di degustazione che muovono sempre più persone. E questo vale anche per l’Italia. Il rischio è di raccontare una storia del vino noiosa e poco entusiasmante.

Ti racconto il vino in modo semplice

Abbandonare il linguaggio tecnico dei sommelier e riscoprire vocaboli alla portata di tutti, che arrivino dritti al cuore: questa deve essere la tendenza di chi orgnizza degustazioni, percorsi ed esprienze legate alle cantine e alle etichette italiane. Un cambio di passo, o meglio di parole, è richiesto per avvicinare ogni categoria di persona all’affascinante mondo del vino.

Oggi la visita in cantina, con annessi assaggi di varie bottiglie, non è più una passione di nicchia. Chi si approccia a questa galassia non risponde all’unico identikit di colui che cerca un corso per sommelier. Piuttosto, la platea si è allargata a giovani, famiglie, gruppi di amici spesso alla ricerca di una giornata fuori porta diversa dal solito. Emozionarsi, e magari imparare qualcosa sul mondo della produzione del vino, sono gli scopi principali. Di conseguenza, parlare di “corpo, tannino, rotondità, morbidezza, bouquet, perlage” non è più considerato appropriato per avvicinare al vino. Proporre, invece, metafore di vita e di gusti quotidiani risulta maggiormente efficace e sensazionalistico.

Lo hanno provato in Cina: proponendo paragoni con il “mango acerbo” per parlare di acidità o con il “biancospina” ha soddisfatto i degustatori, poiché capaci di riconoscere sapori della vita di tutti i giorni. Così si può far comprendere in modo semplice e a tutti comprensibile le sfumature di gusto e la complessità di un assaggio. Suscitando, ovviamente, curiosità positive e un senso di soddisfazione: posso anche io comune consumatore e amante del vino riconoscerne le differenze.

Non solo parole, il vino deve emozionare

_2568607579

Non basta cambiare vocabolario: se il vino italiano vuole davvero narrare una storia affascinante e che resta nel cuore deve saper emozionare. Come? Chi oggi sceglie l’enoturismo o singole esperienze di degustazioni e di visite in cantina lo fa per avere in cambio ricordi sensoriali ed emozionali. Fondamentali, quindi, sono il contesto, le attività annesse, l’attenzione ai dettagli scenografici del percorso proposto.

Non è sufficiente presentare un vassoio di stuzzichini con un ventaglio di calici diversi. Per fare la differenza occorre prestare attenzione al luogo dove si propone l’esperienza, magari prediligendo proprio i vigneti con possibilità di passeggiare e godere dei rumori, della luce, dei colori della campagna. Inoltre, è di vitale importanza prendersi cura dei tempi, favorendo la calma, la lentezza, la tranquilità.

Chi accompagna i degustatori deve raccontare in modo avvincente, ma non invadente. Aggiungere dettagli sulla storia della cantina, della famiglia viticoltrice, del territorio di produzione è sempre consigliato per allargare la sfera di conoscenza.

Spesso, infine, oggi il vino si racconta attraverso esperienze ricche di attività: si sorseggiano bollicine sotto le stelle nelle calde sere estive con la musica in sottofondo; si assapora un calice di rosso dopo una pedalata in mezzo ai filari; si degusta un buon bianco durante un pic nic seduti sull’erba della tenuta.

Le emozioni diventano a 360° e in Italia non mancano scenari adatti a queste esperienze. Solo così il vino si traduce in un racconto completo, attrattivo, da ricordare.

Violetta Silvestri
Violetta Silvestri

Laureata in Scienze Politiche, con master in Relazioni Internazionali, la mia passione è da sempre la geopolitica. Dopo un’esperienza lavorativa presso un’agenzia ONU, ho iniziato a dedicarmi alla scrittura per il web, spaziando nella redazione di articoli e approfondimenti.




©  2026 Valica Spa. P.IVA 13701211008 | Tutti i diritti sono riservati.
Per la pubblicità su questo sito Fytur