Perché oggi parlare di città del vino è più attuale che mai?

Violetta Silvestri  | 06 Feb 2026
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In Italia le città del vino si moltiplicano e rappresentano sempre di più quell’identità agricola, produttiva, culturale che accomuna i territori nazionali dal Nord fino alle isole. ll concetto di città del vino oggi è non solo di grande attualità, ma racchiude una vera e propria necessità economica e socio-culturale: in esso si sprigiona l’energia che serve per lo sviluppo del Paese e per dare la spinta giusta a zone rurali e naturalistiche dimenticate e incoraggiare giovani imprenditori all’attività agricola e dell’enoturismo.

Per comprendere fino in fondo la preziosità di questo termine basta dare uno sguardo alle attività dell’Associazione Nazionale Città del Vino. Una realtà tutta italiana con origine a Siena, nella Toscana simbolo del buon bere e dell’arte della viticoltura, che dal 1987 – anno della fondazione – riunisce comuni, anche i più sperduti sul territorio italiano, ed enti territoriali che vantano almeno una DOP o una IGP nel settore del vino.

Oggi tutte le 20 regioni sono rappresentate a livello associativo, con decine di comuni partecipanti, che sono attori protagonisti della cultura e dell’economia vinicola. Proprio il valore imprenditoriale e culturale della produzione del vino in Italia è sotto i riflettori: quando una città viene denominata “del vino” significa che in essa si è attivato un circolo virtuoso di sostenibilità ambientale, imprenditoria moderna, turismo, sviluppo urbano e agricolo.

In Italia le città del vino sono motori di sviluppo, ecco perché

Investire nelle città del vino in Italia è necessario per un ventaglio di buoni motivi. Innanzitutto, la produzione vinicola non si esaurisce nell’imbottigliamento e nella vendita (e nell’export). Quando un vitigno rappresenta uno specifico territorio e il suo nome rimanda naturalmente a una città o a una zona particolare del Paese, allora esso genera altri fattori di sviluppo: percorsi di degustazioni, eventi nelle cantine del luogo, enoteche con assaggi, appuntamenti pensati per essere esperienze legate al vino. E questo si traduce in vantaggi economici.

Non solo, i borghi legati alla produzione vinicola si popolano, magari aprendo cantine per degustazioni, adattando il centro storico a percorsi del gusto, facendo rifiorire cuori cittadini magari spenti.

L’innovazione, poi, aiuta a trasformare l’antica e preziosa tradizione contadina legata alla vigna in volano di modernità e sostenibilità. Spesso, quindi, le città del vino diventano luoghi di sperimentazione di produzioni biologiche e rispettose dell’ambiente. E, infine, questo fermento ispira i giovani intraprendenti, vogliosi di lavorare, imparare e acquisire competenze nel loro paese di origine.

Territori che fioriscono: il valore delle città del vino

Secondo recenti studi, il turismo enogastronomico potrebbe fruttar oltre 1 miliardo di euro in Italia. Solo l’enoturismo, inoltre, ha generato profitti per 2,9 miliardi nel 2024, in crescita del 16% stando ai dati dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino curato da Nomisma Wine Monitor e dall’Associazione Nazionale Città del Vino.

Più di 15 milioni sono stati i turisti del vino, con una spesa media elevata per persona (fino a €400 per visita) e un impatto positivo sulle economie locali. Ed è proprio qui che si inserisce il valore delle città del vino. Singole località o interi territori urbani e rurali rinascono grazie a questa vivacità. Il vino oggi attrae persone in cerca del buon bere e del buon mangiare, delle tradizioni antiche, della vita all’aria aperta, dei borghi più nascosti e ricchi di storia.

Per esempio, l’Associazione Nazionale Città del Vino ha da poco nominato il territorio del Vulture in Basilicata come ambasciatore del vino per il 2026. Nello specifico, una schiera di 14 Comuni lucani capeggiati da Ripacandida e legati all’affascinante storia dell’Aglianico del Vulture, uno dei grandi rossi del Sud Italia saranno protagonisti di eventi e di piani di sviluppo vinicolo e territoriale.

Si tratta proprio del trionfo del significato più profondo di città del vino oggi: accendere l’interesse su intere comunità che pianificano sostenibilità, sviluppo, economia, cultura grazie al vino. Rionero in Vulture, Melfi, Ginestra, Barile, Rapolla, Genzano di Lucania, Atella, Acerenza, Palazzo San Gervasio, Lavello, Forenza, Venosa e Maschito sono tutte località quasi sconosciute, ma che grazie alla loro tradizione vinicola potranno emergere e prosperare.

L’invito è quindi a scoprire quali sono le città del vino in Italia e a tracciare un itinerario all’insegna del gusto e della bellezza.

Violetta Silvestri
Violetta Silvestri

Laureata in Scienze Politiche, con master in Relazioni Internazionali, la mia passione è da sempre la geopolitica. Dopo un’esperienza lavorativa presso un’agenzia ONU, ho iniziato a dedicarmi alla scrittura per il web, spaziando nella redazione di articoli e approfondimenti.




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