L’identità vinicola del Piemonte si rispecchia anche nell’antico vitigno Grignolino. Si tratta di un vitigno a bacca rossa tipico delle zone del Monferrato e dell’Asti, sicuramente meno noto del Nebbiolo o del Barbera. Tuttavia, esso è alla base di alcune DOC piemontesi (Grignolino d’Asti DOC e Grignolino del Monferrato Casalese DOC), oltre a essere tornato alla ribalta grazie alla tenacia di viticoltori locali.
Il Grignolino è considerato un vino elegante, leggero nel colore ma con carattere, spesso sottovalutato rispetto ad altri rossi piemontesi. La sua storia affonda le radici nelle più remote tradizioni di questo territorio e si narra che fosse molto apprezzato da palati illustri, come quelli di Casa Savoia.
Lo scrittore e regista Mario Soldati non esitò a dichiarare che il “Grignolino, tra tutti i vini piemontesi, è certamente il più delicato. Insomma, non si adatta assolutamente alla brutalità del consumismo”.
Per anni è stato poco considerato perché valutato come meno strutturato rispetto a Nebbiolo e meno “facile” rispetto a Barbera. Oggi però sta vivendo una riscoperta, soprattutto tra gli appassionati di vini più leggeri e autentici.

Nel Medioevo rurale di Monferrato il Grignolino era un vino rosso di “bevute” quotidiane, scelto soprattutto per la sua fragranza e una determinata vivacità, in opposizione ai rossi considerati di maggiore austerità tipici della regione. Secondo le attestazioni scritte rinvenute, la sua esistenza risale almeno al 1200, anche se potrebbe essere ancora più antico.
Il nome Grignolino deriva probabilmente da “grignòle”, termine dialettale per indicare i numerosi vinaccioli presenti negli acini. Il vitigno predilige terreni calcarei o sabbiosi, colline accarezzate dal vento e un clima temperato-continentale che ben sopporta e escursioni termiche. La sua diffusione è quasi esclusivamente limitata al Piemonte orientale.
Il Grignolino è resistente alla siccità, ma più vulnerabile alle malattie peronospora e alla botrite, per questo può essere etichettato come un vitigno “capriccioso”. Non a caso, ripetute infezioni alle piante hanno costretto a ridimensionare la sua coltivazione, che verso nei primi anni del ‘900 è stata in parte abbandonata.
Nel XIX secolo il rosso Grignolino visse il suo apice e pare venisse molto apprezzato dalla corte reale dei Casa Savoia. Si dice fosse uno dei vini preferiti del re Umberto I. Durante l’Esposizione e Fiera dei Vini Nazionali di Asti del 1891, Umberto I fu colpito dal gusto del vino e decise di portarlo sulle tavole di corte.
Con un colore rosso rubino chiaro, il Grignolino appare quasi rosato. L’aromaticità è presente e delicata, con note di viola, pepe bianco, rosa, fragolina di bosco, erbe aromatiche. Il sapore è considerato agile e fresco, ma con buona acidità e gusto vibrante. È proprio il contrasto tra colore leggero e tannino deciso a renderlo unico. La presenza di molti vinaccioli, inoltre, è fondamentale poiché influisce direttamente sul gusto del vino.
Si abbina bene a salumi e antipasti piemontesi, carni bianche, piatti non troppo strutturati e si beve anche leggermente fresco d’estate.
Se si visita il Piemonte, soprattutto nell’area orientale, un assaggio di Grignolino è d’obbligo. Ma attenzione: questo vino non è sempre diffusissimo nei wine bar, quindi occorre sempre chiedere al sommelier oppure guardare tra i vini piemontesi “meno famosi”. Spesso è una chicca nascosta.
Laureata in Scienze Politiche, con master in Relazioni Internazionali, la mia passione è da sempre la geopolitica. Dopo un’esperienza lavorativa presso un’agenzia ONU, ho iniziato a dedicarmi alla scrittura per il web, spaziando nella redazione di articoli e approfondimenti.
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